N. visite

 

Michael era un afroamericano e orgoglioso di esserlo. L'ha ripetuto in molte occasioni.
Bisogna ricordarsi da dove è partito per meglio comprendere la natura incredibile del suo viaggio su questa terra. Questa pagina vuole essere un approfondimento sulla situazione sociale e politica degli Stati Uniti durante l'infanzia di Michael e la sua giovinezza fino ai giorni nostri.

Fino a metà degli anni Sessanta in molti stati degli USA erano in vigore leggi che discriminavano duramente i neri, negando loro i più elementari diritti civili. La lotta dei neri d'America per l'emancipazione, per l'affermazione dalla propria dignità e delle proprie origini fu il punto di partenza per ciò che oggi generalmente è definito “movimento di liberazione del popolo afroamericano”.

Negli Stati Uniti vigeva un sistema di segregazione razziale non dissimile, nelle sue manifestazioni, dall’apartheid sudafricano. Bianchi e neri erano divisi in ogni attività quotidiana: si acquistava in supermercati e negozi diversi, si mangiava in ristoranti separati, si soggiornava in hotel distinti, le scuole erano separate. I segregazionisti sostenevano: “bianchi e neri sono diversi, pertanto non possono stare insieme o, se stanno insieme, i neri devono comunque essere riverenti, portare rispetto ai bianchi e seguire certe regole”.

Uno degli attacchi più dirompenti a questo sistema nacque nel mondo dell’istruzione pubblica: nei primi anni Cinquanta il movimento contro la segregazione nelle scuole partito da Washington si allargò a tutto il paese. Il 17 maggio 1954 la Corte Suprema emanò una sentenza sul “caso Brown” contro il Ministero dell’Istruzione. Tale sentenza venne così commentata: “Nulla è più importante per la nostra democrazia della decisione unanime della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America secondo cui la segregazione razziale viola lo spirito della nostra costituzione”. Nonostante ciò molti degli stati del Sud perseverarono nella pratica della segregazione razziale: pareva che il sistema dovesse resistere.

Ma un altro evento, non meno importante, ebbe luogo il 1 dicembre 1955 quando la signora Rosa Parks di Montgomery, Alabama, si rifiutò di cedere il posto da lei occupato, su di un autobus extraurbano, ad un uomo bianco. Rosa Parks venne arrestata e accusata di aver violato una delle ordinanze sulla segregazione della città. In risposta a tale evento, un allora sconosciuto Martin Luther King organizzò un boicottaggio pacifico delle autolinee di Montgomery, per protestare contro la segregazione razziale. La comunità nera di Montgomery non prese gli autobus per ben 381 giorni. M. L. King venne arrestato in quell'occasione con altre 90 persone con l’accusa di aver intralciato un servizio pubblico, King ricorse in appello e vinse.

Il 4 giugno 1956, una corte distrettuale degli Stati Uniti d’America emanò la sentenza secondo cui la segregazione razziale sugli autobus era anticostituzionale. La resistenza pacifica del reverendo M. L. King e della comunità di Montgomery non solo aveva portato all’emanazione di quella sentenza, ma aveva anche dimostrato che il boicottaggio era un valido ed efficace strumento di lotta.

Per la Casa Bianca non osteggiare una situazione di ingiustizia razziale diventò sempre più difficile in relazione alla partecipazione degli U.S.A, in veste di promotori, alla creazione dell'O.N.U.: era molto imbarazzante obiettare alle ingiustizie razziali di paesi di altri continenti, mentre, proprio negli U.S.A, si negavano palesemente gli stessi diritti ai concittadini di pelle nera e colorata. Ma non è questo l’unico motivo che accelerò il processo di de-segregazione: a partire dal 1957 alcuni degli stati africani conquistarono l’indipendenza e ciò influenzò notevolmente la gente nera degli Stati Uniti che si identificava con le popolazioni africane e viveva con orgoglio questo mutato scenario politico che dimostrava che la gente nera è in grado di assumersi responsabilità ad alto livello.

Intorno agli anni Sessanta l’esigenza di far riconoscere i diritti civili di tutta la popolazione, senza discriminazioni, si fece più sentita. Proprio in questi anni sia vari partiti politici e alcune istituzioni religiose si battevano in favore di tali principi, lentamente si modificò anche l’atteggiamento che i bianchi avevano contro la partecipazione dei cittadini neri ad alcune attività in settori rilevanti della società. Così, in questi anni, aumentò il numero di professori universitari neri, di avvocati e giudici, di atleti famosi, di artisti e scrittori.

La resistenza passiva

La linea di pensiero del reverendo Martin Luther King Junior arrivava ormai ovunque e fu ampiamente condivisa da larghi settori in tutta la nazione; il suo credo nel valore e nell’efficacia della resistenza passiva come forma di protesta sociale, spinse alla ribellione la maggior parte della popolazione nera. Nel 1960 (Michael aveva 2 anni) a Greensboro, nella Carolina del Nord, quattro studenti entrano in un negozio dove, dopo aver acquistato alcuni articoli, chiesero un caffé al tavolo; la risposta fu un netto rifiuto, come di consuetudine, ma loro se ne stettero lì, seduti, fino alla chiusura del negozio; nacque così il sit-in che divenne una forma efficace di protesta contro la segregazione e la discriminazione, basti pensare che immediatamente dopo questo avvenimento la tattica del sit-in venne adottata in ben 15 città di 5 stati del Sud.

Il Civil Rights Act del 1964

Il movimento per l’emancipazione della popolazione nera venne sostenuto dal Presidente allora in carica, John Fitzgerald Kennedy (assassinato nel novembre del ’63), il quale, nell’aprile del ‘63, chiese al Congresso di emanare leggi che garantissero ai cittadini uguale accesso ai servizi e alle strutture pubbliche e private, che non permettessero la discriminazione nelle assunzioni da parte di imprese e istituzioni federali, e che impegnavano il governo federale non fornisse alcun sostegno finanziario in programmi o attività che favorissero la discriminazione razziale. Il messaggio del 19 giugno 1963 (Michael aveva 5 anni) del presidente Kennedy alla nazione non ha solo un valore storico ma è una pietra miliare nel contraddittorio cammino degli Stati Uniti verso l’uguaglianza (almeno formale) dei suoi cittadini. Nel 1964 (Michael aveva 6 anni), ad un anno dalla sua morte, il Civil Rights Act divenne legge.

Nell’aprile ‘63 (Michael aveva 5 anni), M. L. King organizzò una marcia di protesta di 40 giorni nella quale vennero arrestate più di 2500 neri; le manifestazioni si moltiplicarono su tutto il territorio degli Stati Uniti, a Sud come a Nord, ed ebbero anche il risultato di attirare l’attenzione sui musulmani neri (Black Muslims, Nation of Islam - NOI) i quali si dichiarano convinti che gli Stati Uniti non avrebbero mai concesso l’uguaglianza alla popolazione nera, pertanto rifiutavano ogni tipo di collaborazione dedicandosi allo sviluppo della loro cultura e delle loro istituzioni.

Il 28 agosto del ‘63 (Michael aveva 5 anni) si svolse una marcia memorabile su Washington contro la discriminazione razziale alla quale partecipano tutte le maggiori associazioni di persone nere e non, studenti universitari, cittadini qualunque, star del cinema e della canzone, ministri; in quell’occasione ogni attività venne sospesa. L’America guarda l'avvenimento alla televisione, ma tutto il mondo ne viene a conoscenza tramite quotidiani e riviste. Coloro che marciano a Washington vogliono sottolineare che credono fermamente nelle istituzioni democratiche e nella capacità del potere legislativo di far rispettare la giustizia, ma volevano anche enfatizzare quanto fosse importante la promulgazione del Civil Rights Act. Quando il Presidente Kennedy venne assassinato il 22 novembre 1963 (Michael aveva 5 anni) molti leaders del movimento nero temettero che il cammino verso l’uguaglianza e la giustizia subisse un arresto.

La situazione all’indomani del Civil Rights Act

Nonostante questo fervore di giustizia e uguaglianza percorreva tutta la nazione restavano notevoli ostacoli in tutti gli stati e a tutti i livelli al processo di desegregazione, tutto procedette a passi molto lenti, dal settore dell’educazione a quello dell'occupazione, fino al gesto banale e quotidiano di bersi un caffé. Il tutto fu reso più aspro e difficile dal fatto che, in maggiore misura dei bianchi, i neri vivevano in estrema povertà; in una società dove l'abbondanza e il lusso imperano, i neri non trovano lavoro, diversamente dai loro coetanei bianchi. Buona parte della popolazione nera riceve sussidi sociali e vive nei ghetti in condizioni inumane, dove spesso l’unica attività possibile era la criminalità. Sebbene la violenza fosse limitata e da considerarsi marginale, tuttavia persistono avvenimenti drammatici come assassinii e attentati non solo contro neri, ma anche a danno di quei bianchi che hanno fatta loro la lotta alla discriminazione. Organizzazioni razziste quali il Ku Klux Klan o i meno noti White Citizens Councils (Comitati di cittadini bianchi) esistevano ed erano ancora attive.

Gli anni dal 65 (Michael aveva 6 anni) al 68 (Michael aveva 9 anni) vedono molte ribellioni violente causate dalle condizioni di vita nei ghetti; la più nota è la rivolta di Watts: i neri vogliono un lavoro, case decenti e scuole migliori. Martin Luther King viene assassinato a Memphis il 4 aprile 1968 (Michael aveva 9 anni) .

Nel 1968, la commissione Kerner, voluta dal presidente Johnson, stilò un rapporto secondo cui negli Stati Uniti si stavano formando due distinte società “una nera, una bianca, separate e ineguali”. Il documento denunciava non solo la discriminazione, ma anche la povertà ormai cronica, l’alto tasso di disoccupazione, la mancanza di strutture scolastiche e sanitarie adeguate e la sistematica brutalità della polizia contro gli afroamericani. Nello stesso anno in cui fu pubblicato il rapporto, la comunità nera subì un duro colpo: Martin Luther King venne assassinato, il 4 aprile 1968. Gli Stati Uniti, dopo questo ennesimo atto di violenza, conobbero ancora un periodo di forti scontri razziali in molte città.

La comunità nera aveva prematuramente perso figure carismatiche come Malcolm X e Martin Luther King, ma le rivendicazioni politico-sociali proseguirono, ottenendo altri importanti risultati. Il processo di desegregazione continuò negli anni ’70 e ’80: la maggior parte delle scuole prima riservate ai bianchi aprirono le porte agli studenti neri e le condizioni sociali nei ghetti lentamente migliorarono, sebbene permanessero molte contraddizioni socio-economiche. Nel 1989 venne eletto, in Virginia, il primo governatore nero: Douglas Wilder. Nonostante i numerosi passi avanti nella conquista dei diritti e delle libertà fondamentali, lo spettro del razzismo, alla fine del XX secolo, aleggiava ancora all’interno della società statunitense. Il 4 marzo 1991, le reti televisive statunitensi trasmisero un video che mostrava il pestaggio del giovane afroamericano Rodney King da parte di quattro agenti di polizia di Los Angeles. Nel 1992, dopo che la corte emise il verdetto di assoluzione nei confronti dei poliziotti, la comunità nera insorse. Di fronte a questa non inaspettata violenza, si riaprì un nuovo processo che si concluse con l’incriminazione dei poliziotti per violazione dei diritti civili. Questa rivolta, enfatizzata anche da gang cittadine, dimostra come il problema razziale non fosse stato ancora estirpato completamente negli Stati Uniti.

Ancora oggi, l’idea del Paese libero, democratico, fondato sul principio “diritti per tutti” stenta a tradursi in realtà, anche a causa della nuova politica di maggior controllo attuata dopo l’11 settembre 2001. Amnesty International, nei suoi rapporti, ha denunciato più volte gli abusi commessi dalla polizia e dalle guardie carcerarie, colpevoli di adottare trattamenti discriminatori nei confronti di comunità razziali o etniche. Secondo Amnesty, gli afroamericani arrestati per reati minori sono ancora soggetti alla brutalità della polizia. La maggior parte delle denunce riguardano pestaggi da parte di agenti di polizia, effettuati nel corso di arresti o perquisizioni, in occasione di posti di blocco o scontri di piazza, soprattutto nei quartieri popolari dove vivono numerosi appartenenti a minoranze etniche. Inoltre, l’applicazione della pena di morte vigente in molti stati americani - secondo organizzazioni internazionali che difendono i diritti umani - rimane fortemente condizionata da quella color line che fu alla base della segregazione.

I Jackson 5 si esibiscono nel Programma Soul Train con lo storico produttore e presentatore dello show Don Cornelius in onda dal 1971 al 2006. Questa trasmissione seguitissima fece conoscere in Tv per prima, e per lunghissimo tempo, i capolavori della black music fino all’odierno hipop.

Il padre di Michael era cresciuto nel Sud, durante la Grande Depressione e anche suo padre, che dovette lottare per dare da mangiare ai suoi figli, ha sempre dimostrato poco affetto verso la sua famiglia. Ma chi può immaginare cosa volesse dire crescere nel Sud, da uomo povero e di colore, senza dignità, senza speranza e costretto a lottare in un mondo che lo considerava un essere inferiore. E da questo passato Michael è arrivato ad essere il primo artista di colore i cui video apparissero su MTV nei primi anni Ottanta!

Partiti dalla povera periferia nera americanera sono diventati una delle famiglie più famose del nostro tempo. Da bambino di Gary, una delle città più povere e a più alto tasso di criminalità d'America, Michael è diventato il più grande intrattenitore di tutti i tempi e la persona più fotografata al mondo e amata da milioni di fans.

E che i bianchi (perchè sono solo loro) la smettano di dire che Michael si è sbiancato perchè voleva rinnegare la sua razza. La comunità nera è molto protettiva nei confronti di Michael, per tutto quello che ha significato per loro nei suoi 40 anni di carriera.

I Jackson Five incarnavano negli anni 60 e 70 il sogno di ogni ragazzino afroamericano in ogni angolo d'America: il riscatto e la possibilità di un fututo migliore anche per loro.

Shelton Jackson Lee, soprannominato Spike (Atlanta, 20 marzo 1957), considerato il più celebre regista afroamericano (I suoi film trattano temi politici e sociali, quali il razzismo, le relazioni interrazziali, la violenza e la droga) così ricorda Michael e parla dell'impatto che ha avuto la Famiglia Jackson sul pubblico di colore:

Non è un caso quindi che sia proprio lui a girare il video postumo per la canzone This Is It, in un certo senso un commiato e un ritorno alle origini, là dove tutto è iniziato...
 
 
    home · site map · contatti  
    Lanterna Jackson 2004-2009 Copyright © All rights reserved.