Così com’è stato per ogni lavoro di Michael Jackson, anche la pubblicazione di Invincible rappresenta il ritorno del Re del Pop al mondo della musica. Egli lo fa realizzando un album che diventa il più costoso della storia (si parla di circa 30 milioni di dollari) e che sarà presto al centro di un caso internazionale di “mobbing discografico”. Pochi mesi dopo il lancio infatti, Invincible diventa oggetto di pesanti divergenze tra Jackson e Mottola (l’allora supermanager Sony) che finiscono per congelare la promozione dell’album e per eliminarlo dall’elenco delle priorità della Sony stessa. La verità probabilmente non la si saprà mai, quello però che si può tentare di fare è quello di dare un senso al progetto Invincible, capendo cos’ ha funzionato e cosa meno dal punto di vista musicale.
Invincible viene pubblicato a distanza di sei anni da HIStory (e a cinque da Blood on the dancefloor), un album sofferto dove Jackson fece emergere fortemente le proprie emozioni, dando la luce un lavoro molto autobiografico che mise in evidenza degli ottimi testi. Con il nuovo lavoro invece, Michael prova a mischiare alcune classicità dell’R&B, con una serie di arrangiamenti dove l’elettronica la fa da padrone ed il risultato sarà quello di un album molto particolare che da subito saprà dividere i fans tra estimatori e detrattori. Su un paio di cose però saranno tutti d’accordo: Jackson ha provato a fare qualcosa che musicalmente risulta diverso da quanto realizzato in precedenza (salvo qualche piccola eccezione) ed inoltre raggiunge livelli vocali d’eccellenza.
Analizzando la tracklist, le prime tre canzoni Unbreakable, Heartbreaker ed Invincible danno una forte sferzata di energia, profondendo elettronica a tutto spiano (forse in modo eccessivo), ma facendo capire che Jackson è tornato sul serio. Ma Invincibile è un album eclettico che sa regalare anche delle ottime ballate R&B quali Break of dawn e Heaven can’t wait, nonché degli altrettanto romantici pezzi tra cui spicca la bellissima Whatever Happens, con Carlos Santana alla chitarra, considerata dalla maggiorparte dei fans la migliore canzone del disco. Tra i tesori nascosti spicca la delicata Speechless, una composizione molto semplice ed efficace che sa esaltare al meglio la voce di Michael, cosiccome Don’t walk away, ballata non molto originale ma che si fa apprezzare sempre per le doti vocali di Jackson.
Ma non tutto ha funzionato. Jackson ritorna per l’ennesima volta ad attaccare i giornali e lo fa con un’improbabile canzone a metà disco, ovvero Privacy, che vorrebbe tentare di addentrarsi nell’universo rock, con il risultato di diventare un qualcosa di assolutamente pesante da ascoltare, se non altro per il ritmo lentissimo ed un arrangiamento che lascia perplessi. Ma Michael riprende anche il tema della salvaguardia del pianeta e lo fa con Cry (scritto da R. Kelly), una brutta copia di Man in the mirror (Bad 1987).
Senza infamia e senza lode risultano 2000 watts, Threatened e The lost children (che tratta un tema molto particolare, quello dei bambini scomparsi), canzoni che sembrano dei veri e propri esperimenti sia dal punto di vista dell’arrangiamento che di quello dei testi.
La maglia nera di Invincible sembra invece andare a You are my life, un pezzo di una banalità estrema contenente parole scontate e sdolcinate, accompagnato da una melodia assolutamente già sentita e risentita che fa storcere il naso sin da subito. Da segnalare che venne inserita all’ultimo momento nella tracklist al posto di Shout, una semi-cover discutibile, che successivamente venne “regalata ai fans come traccia inedita nel cd single di Cry.
Nel nome della tradizione Jackson non si può non ricordare il singolo apripista e cioè You rock my world, un brano dal classico ritmo jacksoniano che ha messo d’accordo un po’ tutti richiamandosi a qualche suono del passato e a qualche tema musicale tanto caro ai fans di vecchia data.
Come ultime note va ricordato che l'album, al momento dell'uscita, venne proposto con cover di cinque colori diversi e che ad oggi ha venduto circa 10 milioni di copie.
Che bilancio si può fare quindi su Invincible? Lo si può ritenere senz’altro un buon album, con alcuni punti di eccellenza, qualche flop annunciato ed una media delle canzoni ampiamente oltre la sufficienza. Senz’altro non è il classico album pop di Michael Jackson e senza dubbio su 16 canzoni ce ne sono almeno un paio di cui si poteva fare tranquillamente a meno, ma un quesito amletico attanaglia i fans de Re del pop: qual è la vera storia di Invincible? Quale progetto aveva realmente in testa Michael? E’ stato davvero realizzato tutto quello che era nelle sue corde?
Le risposte per ora non le abbiamo, chissà che un giorno qualche collaboratore di Jackson ci svelerà questi segreti.