Campagna pubblicitaria senza precedenti, mastodontica, nulla è passato inosservato: le statue sparse in tutto il mondo, il teaser hollywoodiano e autocelebrativo all’ennesima potenza tutto creato per rimarcare una volte per tutte (se mai ce ne fosse stato bisogno) chi era il King of Pop, tutto per farci vedere che era tornato ed in che modo era tornato pronto ad urlare la sua innocenza attraverso le liriche delle sue nuove canzoni accompagnate da video come sempre indimenticabili e costosissimi.
Il cd ad un primo ascolto spiazza, lascia perplessi, sembra quasi non piacere: 15 canzoni musicalmente diverse l’una dall’altra senza un apparente filo logico, alcune molto scarne (This time around, D.S.), altre in puro stile ballad (You are not alone, Childhood), altre ancora molto aggressive (Scream, 2Bad) fino ad arrivare a dei veri e propri inni corali (HIStory, Earth song) insomma un album veramente inatteso dove il classico stile jacksoniano fatto di brani essenzialmente funky con arrangiamenti unici, dal contenuto a volte molto semplice (la voglia di divertirsi, l’amore per una ragazza) ma estremamente accattivanti a cui Michael ha abituato i suoi fans, lascia spazio all’altro Michael quello ferito, arrabbiato, cattivo.
Così ascoltandolo più volte ci si rende conto di trovarsi di fronte non a 15 semplici brani musicali ma a 15 momenti di vita dove Michael, per la prima volta, rende partecipi i suoi fans di tutto quello che ha dovuto sopportare (intrusioni, tradimenti, solitudini, incomprensioni) e di tutta la sua rabbia inespressa che solo attraverso le parole e la musica è riuscita a sfogarsi.
Allora si capisce perché in certe canzoni la musica sembra essere messa volutamente in secondo piano, le parole e solo quelle devono arrivare all’orecchio, le parole non devono confondersi con la melodia devono spiccare, devono raccontare la verità. In altre invece la musica accompagna l’urlo di Michael è arrabbiata, aggressiva, dura, sorprende la forza, la ruvidezza della sua voce.
Stiamo ascoltando in definitiva l’album della maturazione, dell’uomo Michael Jackson dove manca il tipico pezzo ballabile, riempipista alla “Don’t stop ‘til you get enough”, ma in compenso troviamo testi più profondi e personali. Forse è stata questa novità che non è piaciuta proprio a tutti perché da lui ci si aspetta la canzone facile, quella che ti fa battere il piede.
Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, anche se per la prima volta appare sul mercato discografico un cd di inediti accompagnato da un Greatest Hits sembra che entrambi soffrano di alcune carenze. Alcune canzoni di ”HIStory continues” sembrano siano state incluse per riempire il cd, le 2 cover (Come together e Smile) potevano benissimo essere contenute in un singolo come bonus track, soprattutto la prima delle due ormai strasentita.
Altre come Money e D.S. appaiono un po’ troppo misere per il tono dell’intero progetto e perfino la title track brano molto ambizioso, con inizio molto cadenzato e ritmato che conduce però ad un ritornello che ricorda molto “Heal the world” e simili e dove la prestigiosa collaborazione con il gruppo vocale dei Boyz II Men è relegata solo ai cori, si sarebbe potuto sicuramente fare di meglio, si veda anche il trattamento riservato al video stesso.
Un piccolo mistero inoltre ha contraddistinto questo album: l'ultimo singolo, Smile, pur essendo stato stampato e distribuito non fu mai pubblicato, a causa di una strategia commerciale decisa dalla Sony, la quale ritirò frettolosamente tutte le copie dai magazzini per poi bruciarle. Non tutte però andarono perse e ad oggi, seppur pagate a peso d'oro, alcune copie del cd singolo restano degli ambitissimi e ricercatissimi cimeli da collezione per i fans più accaniti.
Anche ”HIStory begins” hai i suoi difetti, è molto complicato si sa scegliere solo 15 canzoni da un repertorio infinito e costellato da successi planetari, ma dimenticarsi di Smooth criminal o Jam tanto per citarne solo 2 e includere invece The girl is mine è una scelta a dir poco azzardata.
Singoli estratti dall'album: